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Justo on Channel4 with George Clark #channel4 #GeorgeClark #AmazingPlaces from Justo Gallego Martinez – onemancathedral.com http://bit.ly/2TPCpTD

MADRID – E’ difficile che Ken Follett abbia mai sentito parlare di Justo Gallego. Ma questo anziano madrileno, minuto ma con lo sguardo e le mani pieni di energia, sta portando a termine nella vita reale il sogno del protagonista de “I pilastri della terra”, il best seller dello scrittore americano: quello di costruire con le proprie mani una cattedrale. E non certo a scala ridotta. Perché l’ edificio che ha tirato su a Mejorada, un paesino vicino a Madrid, vanta nientemeno che 8.000 metri quadri di pianta e 25 di altezza. Justo, che da giovane faceva il contadino, prima di diventare edile ed architetto senza che nessuno gli insegnasse il mestiere, lavora alla sua opera ormai da 37 anni. Sei giorni alla settimana e dieci ore al giorno. Quasi sempre solo, a volte aiutato da qualche compaesano. Alla sua impresa ha dedicato la vita e tutto il suo patrimonio terriero, che a dire di alcuni era uno dei più cospicui di Mejorada. “L’ ho fatto per la mia fede religiosa, solo per quello”, assicura. Iniziò i lavori nel 1961, appena superata la tubercolosi che per otto anni lo aveva obbligato a vivere e a farsi curare in un convento. “Pensai di restarci. Ma ho preferito fare il frate laico e dedicare la mia vita a Dio per questo impegno”. Ormai da anni vive con una piccola pensione e con le donazioni che ogni tanto gli fanno gli abitanti di Mejorada, sempre fieri della sua cattedrale. L’ unica solidarietà delle autorità comunali consiste nel lasciar fare, senza pretendere i permessi, che Justo non ha mai richiesto. La Chiesa cattolica si astiene da ogni intervento, anche se l’ anziano assicura che, una volta finita, la cattedrale verrà consegnata al vescovado di zona. “E’ un’ opera di indubbia motivazione cristiana – dice il vicario generale – Ma non possiamo pronunciarci finché non sarà conclusa”. “Ormai posso contare solo su 57.000 pesetas (circa 600.000 lire) al mese – dice Justo – ma mi servono per pagare un ragazzo che mi aiuta. C’ è anche un volontario, che viene solo per fede”. Lui non ha bisogno di soldi: è scapolo, veste come un mendicante ed abita a casa di una sorella. Ma ora l’ anziano ha deciso di cercare veri e propri finanziamenti per la sua opera. E, forse su suggerimento dei collaboratori, è andato a bussare, fra gli altri, da Josè Maria Ruiz Mateos. Questi è un famigerato finanziere membro dell’ Opus Dei, diventato l’ uomo più ricco di Spagna negli ultimi anni del franchismo, grazie ad alcune truffe che impegnano ancora i tribunali e che obbligarono il governo socialista ad espropriargli la holding Rumasa, in cui lavoravano circa 60.000 dipendenti. “I ragazzi gli stanno scrivendo una lettera. Se lui volesse aiutarmi, potrei finire la cattedrale prima di morire”. Justo è convinto che basterebbero meno di 100 milioni di pesetas (1,2 miliardi di lire) per portare a termine i lavori. Ma a occhio sembrano pochi. Perché l’ enorme ed ambizioso progetto è ancora a metà strada. Le torri, che lui assicura ispirate a quella di Pisa, sono solo in parte ricoperte di cemento, e così buona parte della pareti. Il resto mostra i mattoni all’ aria, e tanti sono scarti di produzione, ottenuti gratis perché invendibili. Il tetto ha enormi buchi e le nervature d’ acciaio sono allo scoperto. Tuttavia, e anche se incompleta e precaria, la cattedrale esiste, può essere vista e toccata. La sua confusa realtà architettonica è nata dalla fantasia stilistica di un illetterato, che è stato capace di metterci dentro idee che per certi versi ricordano Gaudì in versione paesana, o i creatori gotici. Ma la tecnica e le soluzioni sembrano quelle della più moderna ingegneria. Justo Gallego non entrerà forse nella storia dell’ architettura, ma a modo suo è indubbiamente un genio. Probabilmente lo sa. E perciò non sembra affatto preoccupato dall’ ipotesi, altamente probabile, che i suoi occhi non vedranno compiuta l’ opera della sua vita. Quanto ha fatto finora serve a dimostrare, a lui e agli altri, che un sogno come il suo è realizzabile, persino alla fine del ventesimo secolo. http://bit.ly/2GsmIhf

via Justo Gallego Martinez – onemancathedral.com http://bit.ly/2DZG9fq

Lo que Justo construye desde 1961 no es una meta personal ni una muestra de superación. Justo no es ningún líder. Ir a su catedral no os va a ayudar a empoderaros ni a salir de vuestra zona de confort. Todo eso -afortunadamente- a Justo le da igual. La catedral de Justo no es ningún proyecto de emprendimiento joven ni viejo. No ganará el premio a la mejor startup. Es una arruga en la sábana del gran capital. Es una obra maestra que se construye a sí misma a través de sus manos que no está pensada más que para tejer comunidad a su alrededor. Así se financia y así se experimenta desde dentro, desde el momento en el que atraviesas sus portones abiertos de par en par. Varios millones de ladrillos desechados por una fábrica local aprovechados para construir este templo. Varias toneladas de basura convertidas en bóvedas, decoraciones, arcos y escaleras. La catedral de la basura es un templo al sosiego y a desimportarse, a hacer las cosas porque sí o porque no. Se erige en honor a subvertir desde lo pacífico y a dar ejemplo con dignísima terquedad. Es una anomalía desde los cimientos hasta la cúpula central, el relato de nuestros siempre escasos recursos frente a la irrefutable perspectiva de ser devorado por los ritmos y las velocidades impuestas. Es el testimonio silente de todo lo que podría ser y no es. Qué insoportable belleza reside en, como Justo, intentar abarcar muy, muy poquito; pero con el intachable marchamo de la honradez. http://bit.ly/2Sz8hhI

from Justo Gallego Martinez – onemancathedral.com http://bit.ly/2CtffL3 Lo que Justo construye desde 1961 no es una meta personal ni una muestra de superación. Justo no… Read MoreLo que Justo construye desde 1961 no es una meta personal ni una muestra de superación. Justo no es ningún líder. Ir a su catedral no os va a ayudar a empoderaros ni a salir de vuestra zona de confort. Todo eso -afortunadamente- a Justo le da igual. La catedral de Justo no es ningún proyecto de emprendimiento joven ni viejo. No ganará el premio a la mejor startup. Es una arruga en la sábana del gran capital. Es una obra maestra que se construye a sí misma a través de sus manos que no está pensada más que para tejer comunidad a su alrededor. Así se financia y así se experimenta desde dentro, desde el momento en el que atraviesas sus portones abiertos de par en par. Varios millones de ladrillos desechados por una fábrica local aprovechados para construir este templo. Varias toneladas de basura convertidas en bóvedas, decoraciones, arcos y escaleras. La catedral de la basura es un templo al sosiego y a desimportarse, a hacer las cosas porque sí o porque no. Se erige en honor a subvertir desde lo pacífico y a dar ejemplo con dignísima terquedad. Es una anomalía desde los cimientos hasta la cúpula central, el relato de nuestros siempre escasos recursos frente a la irrefutable perspectiva de ser devorado por los ritmos y las velocidades impuestas. Es el testimonio silente de todo lo que podría ser y no es. Qué insoportable belleza reside en, como Justo, intentar abarcar muy, muy poquito; pero con el intachable marchamo de la honradez. http://bit.ly/2Sz8hhI »